Bella Ciao – 2006

Bella Ciao – 2006

La prima volta che ho conosciuto Ascanio è stata a Tor Vergata, dopo il suo Scemo di Guerra.
Mi sono accordato con Debora, il suo ufficio stampa, e l’accordo è stato che avrei potuto stare con Ascanio durante il suo laboratorio alla scuola di Cinecittà ed in cambio avrei poi dato una mano durante il festival Bella Ciao dentro la Notte Bianca di Roma del 2006.Per me certo non è stata una “cosa concessa” in cambio di un’altra…tutte e due sono state esperienze importanti. Ascoltando Ascanio, stando con lui e guardandolo, la prima cosa che mi viene oggi in mente è: copiare è lecito ed importante, un atto centrale della propria storia personale.

Raccontare significa prima di
tutto, credo, copiare chi hai ascoltato raccontare.

Ascoltare i racconti dei lavoratori di Atesia, il call center; preparare il festival mettendo apposto sedie biliardino e tavolini;
andare a chiamare Moni Ovadia dentro il camerino per venire sul palco; ascoltare Marco Paolini raccontare, ascoltare Ascanio e vedere che sembra che non stia sul palco, ma semplicemente in un posto un pò più alto rispetto agli altri che ascoltano… Dopo quelle esperienze: chiacchierare con Ascanio davanti al bar di Cinecittà e sperare di avere un pò di tempo tranquillo per chiacchierare ancora di più… Dopo quelle esperienze io sono tornato qua e ho iniziato a copiare.
Poi copiando ci si rende conto che si sta imparando a conoscersi, a capirsi. Così, col tempo smetti di copiare, o forse non smetti per niente e non ci sarebbe nemmeno nulla di male: inizi a fare quello che senti, su una strada che sembra quella di mio nonno che racconta ricordando in silenzio come raccontava il nonno del suo paese circa 90
anni prima. Conoscere Ascanio significa trovare il compagno di banco che in quella materia ha studiato più di te e che è così gentile da passarti il compito e il compito è fatto così bene che poi impari a farlo da te, con magari la segreta speranza che un giorno lo passerai a qualcun altro con qualcosa in più di qualcosa di te.
Stare tutti dentro il racconto, vicini, ad ascoltarsi a vicenda. Sereni di poter anche sbagliare, di poter anche copiare: il racconto è la scuola al contrario.
Grazie Ascanio,
grazie Debora.

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